La costruzione della terza centrale nucleare. La leadership nell'uso di biocarburanti. La scoperta di un nuovo giacimento di petrolio. Il ruolo del Brasile come potenza energetica diventa centrale.
'oro dei nostri tempi ha tre colori ben precisi: il nero del petrolio, ormai considerato un bene prezioso e la cui disponibilità è chiaramente limitata nel tempo; il verde delle risorse energetiche derivanti dall'attività agricola, come il mais e la canna da zucchero; il blu dell'atmosfera e dell'acqua presenti sul pianeta. Considerando anche il nucleare, la luce solare, i venti, il carbone e l'idrogeno, oltre che i gas naturali e il calore originario dal nucleo della Terra, avremo uno dei patrimoni più ricercati e contesi sul mercato nei prossimi 45-50 anni: l'energia. Se pensiamo che il petrolio, il gas e molto dopo il carbone, sono destinati all'esaurimento nel giro di pochi decenni, l'atmosfera può essere considerata come un bene in disputa. Nell'arco di 40 anni, sapremo se dovremo tornare all'uso delle candele, all'allevamento dei cavalli da tiro e alla coltura dell'orto per la futura sopravvivenza.
La corsa sempre più veloce (e feroce) verso la conquista e il controllo delle risorse energetiche, sta per subire una nuova accelerazione dopo i recenti bilanci sulla situazione del pianeta e dei suoi abitanti. Una consistente e aggiornata documentazione, è stata prodotta, in più settori, per fornire agli interessati una serie di considerazioni dello scenario presente e futuro delle colture agricole e delle risorse alimentari disponibili, delle fonti energetiche convenzionali e di quelle alternative, così come dell'inquinamento derivante dall'attività industriale e dall'emissione di Co2 nell'atmosfera. Per questo, l'energia e il clima sono diventate una questione di vita o di morte per il pianeta e gli esseri viventi che vi abitano.
I recenti dati sono stati diffusi nei principali appuntamenti mondiali di fine anno, come le conferenze della Fao e dell'Ifad nel campo dell'agricoltura e l'alimentazione, il 20° Congresso dell'Energia, la riunione dell'Opec ad Abu Dahbi, e la Conferenza dell'Onu sui cambiamenti climatici a Bali, nell'Indonesia. Essi rivelano i contorni del nuovo disegno geopolitico, nel quale gli organismi internazionali perdono terreno a favore dei governi delle potenze economiche tradizionali ed emergenti, pronti ad entrare nella disputa con le unioni economiche del settore energetico, sempre più presenti e aggressive nella battaglia per l'acquisto ed il controllo delle risorse energetiche. In questo disegno prevale la determinazione delle potenze economiche del Nord del mondo ad avere sotto controllo la produzione e le risorse energetiche convenzionali e non convenzionali presenti nella parte meridionale del pianeta. D'ora in poi però, dovranno fare i conti con il gruppo emergente Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) per riorganizzare la mappa del potere politico ed economico sul piano internazionale.
Le fonti di energia del Brasile
I cartelli della finanza internazionale, da tempo scandagliano i mercati delle nazioni, laddove esista la ben che minima prospettiva di sviluppo in campo energetico: rastrellano e acquistano, con largo anticipo, i titoli delle società nei diversi segmenti di settore, creano opportunità e piani d'investimento, coinvolgono i potenziali risparmiatori in nebulosi programmi per l'applicazione di capitali a medio o lungo termine, garantendosi saldi margini di profitto indipendente dal margine di rischio offerto dal tipo di operazione finanziaria.
Così, la Global bioenergy partnership (Gbep) afferma, nell'ambito del Consiglio mondiale dell'energia (Wec), che nella progressiva conclusione dell'era del petrolio facile, esiste uno spazio ampiamente sfruttabile a favore dei biocombustibili e dei biocarburanti: essi potrebbero arrivare a coprire il 20 per cento della domanda globale di energia fino al 2030, per raggiungere livelli equivalenti al 30-40 per cento nel 2060. Il presidente del Gbep e direttore generale del ministero dell'Ambiente, Corrado Clini, spiega: «Le bioenergie sono già un'importante alternativa concreta ai combustibili fossili. Allo stesso tempo, come è dimostrato dall'esperienza brasiliana, possono essere il motore per lo sviluppo delle aree più povere del pianeta».
Il presidente del Brasile Inácio da Silva con alcuni operai della Petrobras
Secondo i dati del Gbep, organo internazionale che appoggia lo sviluppo sostenibile e che riunisce i rappresentanti del G8 insieme a Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica, il biodiesel o l'etanolo potrebbero arrivare nel 2030 a soddisfare l'8 per cento della domanda di carburanti, pari ad un consumo di 36 milioni di tonnellate di petrolio rispetto alle attuali 8 tonnellate. Gli studiosi considerano tale previsione piuttosto realistica, e sottolineano che il bioetanolo prodotto in Brasile a partire dalla canna da zucchero si mostra competitivo già con un prezzo del petrolio a 30 dollari al barile e consente una riduzione delle emissioni di carbonio del 90 per cento. Il bioetanolo prodotto dal mais, secondo il Gbep, riduce solo del 13 per cento l'emissione di CO2 e diventa economicamente conveniente soltanto quando il costo del barile di petrolio raggiunge la soglia minima di 80 dollari.
Questa considerazione, si pone come una prima risposta ad almeno cinque fattori critici dell'economia: l'aumento del prezzo del petrolio; l'esigenza dei paesi importatori di greggio di ridurre, attraverso la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree d'approvvigionamento, la dipendenza da un ristretto numero di paesi tropicali; la domanda crescente di energia dei paesi in via di sviluppo; l'impegno di riduzione delle emissioni di anidride carbonica per contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Prima che le altre nazioni e multinazionali dell'energia di altri paesi firmassero dei contratti con il Brasile come segno del loro concreto interesse per la produzione di biocombustibili, il presidente americano George Bush ha accelerato il passo verso un'alleanza con il governo di Luis Inacio da Silva per il rafforzamento dei rapporti bilaterali e la creazione dell' "asse dell'etanolo". Per gli esperti della politica economica americana, gli USA non solo attribuiscono al Brasile un grande peso strategico e politico nell'ambito dell'America Latina, ma cercano anche di crearsi una serie di rapporti e scambi economici alternativi alla dipendenza del petrolio proveniente soprattutto dal turbolento Medio Oriente e dal Venezuela.
Bush però, affronta con difficoltà la potente lobby protezionista del Congresso americano, che resiste alla proposta di adottare l'etanolo brasiliano, ottenuto in modo più efficace e meno costoso dalla canna da zucchero. Al tempo stesso, il presidente Usa cerca nuove composizioni politiche che lo aiutino a recuperare la popolarità perduta sul piano interno ed internazionale. Così, gli Stati uniti e il Brasile ora coltivano, oltre il mais e la canna da zucchero, il comune interesse di promuovere la produzione e il commercio globale dell'etanolo, in modalità analoghe a quelle definite per il petrolio nell'ambito dell'Opec.
Possesso e controllo: un coltello a doppio taglio?
Il Brasile cerca (e trova) spazio, negli altri continenti, per diffondere la tecnologia di abbinamento dell'etanolo alla benzina per le automobili. Sul territorio brasiliano, questa unione ha prodotto la riduzione del 40 per cento del consumo e dell'importazione di carburanti fossili. Dal 2003, l'emissione di anidride carbonica nell'atmosfera si è ridotta di circa 120 milioni di tonnellate. Oggi il Brasile è considerato il principale produttore di carburanti vegetali e puliti e questa attività economica è diventata l'epicentro di una rivoluzione energetica di alto impatto in tutto il mondo.
Manifestanti al primo seminario internazionale "Energia e inclusione sociale" tenutosi a Rio in marzo
All'improvviso e al di là di ogni aspettativa, i gruppi multinazionali e gli investitori internazionali rivolgono la loro attenzione all'esperienza brasiliana, pronti ad acquistare una quota di quello che potrebbe diventare il business del biofuel. Aziende conosciute nel settore dell'informatica e delle nuove tecnologie come la Microsoft e Google si sono lanciate nel settore: la Microsoft, all'inizio dell'anno, ha acquistato il 25 per cento della produzione di ethanolo del Pacifico per produrre alcol a partire dal mais negli USA e Bill Gates si appresta a comprare uno o più impianti di etanolo in Brasile. Google, attraverso i suoi fondatori Larry e Sergey Brin, scandagliano il settore conoscendo gli impianti e le aree agricole di produzione di canna da zucchero nello Stato brasiliano di São Paulo. L'investitore ungherese Giorgio Soros ha già acquistato una fattoria nello Stato di Minas Gerais all'inizio dell'anno.
Gli esperti in economia internazionale indicano l'interesse del governo brasiliano di agevolare la commercializzazione dell'etanolo prodotto dalla canna da zucchero (che oggi arriva a poco meno del 3 per cento della domanda mondiale di combustibili). Nel frattempo, le banche internazionali d'affari si preparano al lancio di valori mobiliari delle aree agricole destinate alla produzione di etanolo sul mercato valutario, I primi gruppi ad aver delineato l'operazione vengono dalla Svizzera e Francia: Ubs e Crédit Suisse sono entrati in contatto con diverse società brasiliane, mentre la francese Societé Générale ha creato un fondo per l'investimento di circa 200 milioni di dollari. Considerato un settore energetico strategico, la produzione di etanolo potrebbe ricevere investimenti per la costruzione di nuovi impianti, acquisizioni ed espansioni, nell'ordine dei 9,6 miliardi di dollari nei prossimi due-tre anni. Il rischio, secondo gli esperti, potrebbe nascere proprio dall'ipotesi che la produzione di biocarburanti diventi veramente redditizia quando il controllo dei mezzi di produzione sarà già in gran parte, in mani straniere, senza la possibilità di distribuzione dei profitti atti a irrobustire il mercato interno, come accade per le altre produzioni.
José Sergio Gabrielli de Azevedo, presidente di Petrobras
Con questo annuncio il Brasile si appresta a entrare nella ristretta cerchia dei privilegiati tra i paesi produttori di petrolio, con un giacimento che provoca grande impatto politico ed economico. Ma gli esperti del settore raccomandano prudenza a fronte delle difficili condizioni di sfruttamento di tale risorsa, anche se presenta apprezzabili livelli di qualità che potrebbero, secondo Gabrielli di Azevedo, compensare il costo delle operazioni di sfruttamento e assicurare l'autosufficienza al paese. Le azioni della Petrobrás si sono rivalutate del 22 per cento, portando al rialzo anche l'indice delle operazioni nella Borsa valori di São Paulo, cresciuto del 40 per cento circa nei primi sei mesi del 2007.
Operai della Eletrobras
Le grandi banche e i gruppi internazionali d'investimento già presenti nel settore energetico del mercato brasiliano seguono da qualche tempo l'evolversi del segmento petrolifero: la stessa Ubs sta procedendo all'acquisto e al rastrellamento di titoli Petrobrás, emessi nel 1959, pagati a basso prezzo, ma destinati alla creazione di un patrimonio cospicuo con il successivo aumento delle quotazioni della società. L'operazione, studiata e gestita da banche, advisor e società multinazionali, potrebbe ribaltare la situazione della stessa società petrolifera brasiliana nel mercato: le major americane si ritroverebbero in mano un'arma di forte pressione nei confronti del governo brasiliano. La Petrobrás ha affermato in una nota che i titoli non riconvertiti nel 1964 erano da considerarsi infruttiferi, ma il tribunale superiore di Giustizia brasiliano ha emesso diverse sentenze che, in prima istanza, confermano le pretese dei possessori dei titoli, rinviando le sentenze definitive al 2012. Chi non ha la forza di resistere o non dispone di riserve finanziarie che consentano di affrontare le cause volte all'accertamento del titolo, lo svende. Chi è potente può sempre acquistare i titoli a basso prezzo per poi mediare con la controparte. Il vortice di operazioni di vendita e acquisto dei titoli finirebbe per coinvolgere un cospicuo numero di nuovi acquirenti mettendo a rischio l'attendibilità della Petrobrás e dello stesso governo brasiliano.
Nonostante il rischio economico, politico e finanziario che emerge nel settore petrolifero, la scoperta dei giacimenti e lo sviluppo delle colture votate alla produzione di biocombustibili dimostrano che il gigante si sta risvegliando e, per questa ragione, deve trovarsi pronto a usare questa risorsa come strumento politico a proprio vantaggio. E affrontare le pressioni della comunità internazionale, che tenterà di destabilizzare i suoi governi. Il Brasile, nel caso i giacimenti fossero economicamente redditizi, potrà confermarsi come nono Paese più ricco al mondo, acquisendo una posizione di rilievo all'interno del Mercosur e della politica internazionale. Il governo si è fatto spazio nel club delle riserve valutarie ed è pronto a decidere come gestire le risorse accumulate anche con l'apprezzamento del real nel mercato monetario.
Resterà comunque aperta la questione dell'equilibrio da raggiungere tra lo sviluppo nel settore energetico, la tutela dell'ambiente - come nel caso della costruzione di dighe lungo il fiume Madeira, nel cuore dell'Amazzonia - e le garanzie sociali da dare ai lavoratori che già vivono in condizioni subumane (in molti casi di vera schiavitù), nelle coltivazioni di canna da zucchero. A tutto questo si aggiunge la forte probabilità che il numero di cittadini impoveriti dalla perdita delle abitazioni e colpiti dalla fame e dalle malattie, possa aumentare considerevolmente.
10.12.2007